Il web 3.0 è l’ultima evoluzione del web

Un termine al quale corrispondono molteplici significati – web 3.0

Il web 3.0 nell’arcaico mondo dell’informatica è un termine al quale vengono associati molteplici e diversi significati, anche se uno su tutti, certamente il più corretto, è quello con il quale si va a descrivere l’evoluzione del web stesso, andando così a tracciare l’ennesima linea di demarcazione nell’infinito mondo del www, partendo prima dalle origini con il web 1.0, poi all’evoluzione più tangibile, presente ovunque ai giorni nostri, il web 2.0 per terminare infine con quello che oggi possiamo definire il web 3.0.

Associando il termine web 3.0 all’evoluzione informatica applicata all’internet dei giorni d’oggi, possiamo andare a sviscerare quelle che sono le macro strutture che formano fin dalle loro basi il post futurista web 3.0, colui il quale promette di dare l’ennesima scossa virtuale al nostro mondo, deporzionandolo in grandi macro aree:

  1. La trasformazione in database di tutto il web a partire dalla sua preistoria, in modo tale che lo stesso possa essere sfruttato ed interpretato dalle varie applicazioni non associabili ai browser;
  2. Sfruttare al meglio le tecnologie derivanti dall’intelligenza artificiale (IA);
  3. Definire e rendere funzionale il web semantico, termine inventato da Tim Berners-Lee, ideatore dello stesso World Wide Web che grazie all’ausilio di appositi metadati contestualizzati in pagine scritte con linguaggi di markup quali HTML e CSS meglio interpretate dai motori di ricerca tramite un’elaborazione automatica semantica;
  4. Il web geospaziale meglio noto, forse, con il termine geospatial web;
  5. L’implementazione di una blockchain ampiamente distribuita in grado di supportare a 360° il linguaggio Turing nella sua forma completa, ovvero: nella forma equivalente con potere computazionale e nella sua forma completa.

Il termine “web 3.0” è apparso nella sua forma primordiale prima di quanto ci si aspetti, infatti risulta apparso per la prima volta intorno all’anno 2006 all’interno di un articolo che dipingeva in maniera critica il web 2.0 e le sue relative tecnologie ad esso associate, una su tutte Ajax.


Citazione

Ci piace citare ciò che affermava Tim Berners-Lee nel 2006, quando gli veniva più volte chiesto cosa ne pensasse del web 3.0: << La gente si continua a chiedere cosa sia il web 3.0. Io penso che forse quando si sarà ottenuta una sovrapposizione della grafica vettoriale scalabile cosa che ad oggi appare poco nitida, grazie alle sue pieghe e alle sue increspature, nel web 2.0, e all’accesso ad un web semantico integrato attraverso un grosso quantitativo di dati si potrà ottenere l’accesso ad un’incredibile risorsa >>


Ulteriori dichiarazioni note

Oggi il web 2.0 non è più quella risorsa così molto discussa, tant’è che possiamo affermare che non solo la potenzialità della rete metta in difficoltà la parte hardware stessa ma anche la stessa architettura software, tant’è che ormai, non bisogna più essere programmatori per sviluppare un sito web, non bisogna essere informatici per creare un software e non bisogna esser grafici per realizzare un’opera grafica.
Stiamo letteralmente osservando la manifestazione fisica attorno a noi del web 2.0 nella sua massima espressione che lentamente va a dissolversi nella sua stessa estensione, il web 3.0.

Tant’è che ormai risulta quasi scandalosa l’idea di non riuscire più a scindere la figura professionale, semi professionale, amatoriale e quella consumer.

All’interno del technet summit, il fondatore di una delle più importanti piattaforme web dedicate allo streaming, tale reed hasting, CEO e fondatore di Netflix, riassumeva, con parole chiare e ben definite quanto segue <<  Il web 1.0 era quello che oggi definiremo Dial-App, ovvero una banda media di 50k, il web 2.0 ha una larghezza di banda di circa 1 megabit, il web 3.0 avrà una larghezza di banda di 10 megabit >>.


Ampliamento degli spazi

Seguendo con costanza la linea teorica tracciata dal web 2.0 non è difficile aspettarsi cosa ci porterà il web 3.0, basti pensare a ciò che oggi abbiamo attorno, ciò che avevamo ieri e come esso si sia evoluto, se ieri infatti avevamo degli spazi ipoteticamente virtuali dove gestire le nostre reti sociali (le chat, i social network, i siti d’incontri e tutto quello che interponeva tra noi ed il nostro interlocutore l’utilizzo di un monitor) questo si ripercuoterà all’infinito accrescendo sempre di più le sue capacità.

E se questo appena elencato e ciò che ci offriva con entusiasmo il web 2.0 cosa potrà offrirci il web 3.0 se non l’esigenza psicofisica dell’occupare uno spazio?

I servizi web di terza generazione, infatti oltre ad esser saturi di quello che possiamo definire web semantico ci daranno l’ampiezza fisica seppur virtuale che rispecchia il nostro orizzonte di socialità tangibile seppur non tangibile, per cui è chiaro fin da subito quanto sarà importante il vivere all’interno dell’intelligenza artificiale applicata per linee neurali al web, lo stesso che seppur in passato un tentativo è stato fatto, forse all’epoca non eravamo pronti, ma questo grazie alla crescente espansione di questa grande rete neurale chiamata blockchain ci assicura l’importanza di vivere la nostra terza dimensione in maniera virtuale, per cui, quello che avrà maggior impatto sulle nostre esistenze non sarà più calcolato in linguaggi di markup, non sarà più gestito dal direttore del W3C e non sarà allo stesso modo eseguito da quelli che possono sembrare potenti algoritmi di Google, integrati in maniera approssimativa all’interno dei nostri browser.
Vien da se che tutto quello di cui abbiamo appena parlato ci porta da una sola parte, la realtà aumentata, la realtà virtuale composta da reticoli digitali, che possiamo definire con una sola frase, metaverso.


Cos’è il metaverso?

Il metaverso è quello spazio che già naturalmente noi tutti al mondo possediamo ma che evidentemente non apprezziamo, che la cui necessità ci spinge a crearne uno totalmente falso ed inventato che ci porta a vivere le nostre vite in un’altra dimensione, una dimensione che nonostante essa sia esistente appare più che inesistente, un mondo di Keplero, un paradossale mondo dove possiamo definirci liberi di esprimerci, abbienti possessori di feudi pur non possedendoli, dove tutto diventa etereo, e che grazie alle blockchain smette di esistere, denaro, il quale pur avendo un valore perde in toto la sua fisicità, indumenti e corpi non più materiali, ma che il costo direbbe il contrario, e grazie alla loro stessa inesistenza vanno ad acquisire valore, terreni incoltivabili i cui costi superano di gran lunga quella edificabili, tutto che si rileva infungibile e non tangibile ma che all’atto pratico richiede un enorme sforzo economico.


In conclusione

Lasciamo a voi, ordunque la sentenza su quel che di giusto possa contenere il futuro dell’informazione, nonostante le nostre idee siano alquanto e alquanto nitide.